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Persecuzione dei cristiani nel mondo, Gasparri: "Risoluzione bipartisan, urge impegno del Parlamento". Monsignor Gallagher: "Quadro preoccupante, nel mirino più di tutti"
"Alla luce delle audizioni che abbiamo svolto, avremo qualche altro appuntament...
Persecuzione dei cristiani nel mondo, Gasparri: "Risoluzione bipartisan, urge impegno del Parlamento". Monsignor Gallagher: "Quadro preoccupante, nel mirino più di tutti"
(Adnkronos) - "Alla luce delle audizioni che abbiamo svolto, avremo qualche altro appuntamento ancora, soprattutto di associazioni che si occupano nel mondo di contrastare la discriminazione dei cristiani, presenteremo una risoluzione in commissione che cureremo io e il senatore Graziano Del Rio per proporla a tutti i colleghi nella certezza che ci sarà un'approvazione unanime". Lo ha detto il presidente della commissione Esteri del Senato Maurizio Gasparri al termine dell'audizione di monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i rapporti con gli Stati e le organizzazioni internazionali della Città del Vaticano, nell'ambito dei lavori della commissione sull'affare sulla libertà religiosa delle minoranze cristiane nel mondo.
"Una risoluzione che tenga conto delle cose che ci sono state dette dal ministero degli Esteri in un'importante audizione che abbiamo fatto, della Direttrice generale che si occupa di questo, delle osservazioni di Gallagher e di quello di qualche altro ulteriore appuntamento che faremo -ha spiegato Gasparri all'Adnkronos-. Vogliamo fare questa risoluzione rapidamente per dare un segnale di attenzione e di impegno del Parlamento. Sono certo in uno spirito bipartisan e unanime su questo tema che non si esaurirà, perché è una preoccupazione costante dell'agenda internazionale della persecuzione dei cristiani, che però viene particolarmente sottovalutata e noi vogliamo dare un segnale di attenzione e di impegno".
Gasparri, presiedendol'incontro con Gallagher accompagnato nella circostanza da monignor Massimiliano Matteo Boiardi, Cerimoniere pontificio, competente per l'Italia e l'Unione europea, da monsignor Joseph Grech, competente per le persecuzioni contro i cristiani, e da Francesco Di Nitto, Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede, ha detto: "Nel ringraziare Monsignor Gallagher per la sua presenza in questa sede, vorrei ricordare che l'affare assegnato sulla libertà religiosa delle minoranze cristiane nel mondo, avviato dalla nostra Commissione lo scorso 11 giugno con l'audizione della direttrice generale Cecilia Piccioni, intende offrire un qualificato contributo di riflessione sulla situazione in atto e sulla necessità di garantire la promozione della libertà religiosa quale diritto umano fondamentale".
"La cronaca degli ultimi anni registra purtroppo un incremento degli atti di violenza nei confronti di coloro che professano la fede cristiana in numerosi Paesi del mondo, con persecuzioni che coinvolgono intere comunità e che, nel corso del 2025, hanno provocato circa 5.000 vittime. I dati delle organizzazioni internazionali che monitorano il fenomeno confermano un quadro di forte preoccupazione: secondo Open Doors, oltre 388 milioni di cristiani nel mondo sperimentano elevati livelli di persecuzione e discriminazione a motivo della propria fede", ha aggiunto Gasparri.
"Si tratta di una situazione che merita un costante approfondimento da parte della nostra Commissione. Spetta a noi, come Parlamento, monitorare attentamente il fenomeno, anche per scongiurare il rischio che l'ostilità anticristiana diffusa nel mondo venga ignorata o sottovalutata, così come l'inaccettabile tendenza all'esodo di intere comunità di credenti dalle rispettive aree di residenza. Occorre pertanto continuare a promuovere la libertà religiosa, garantendo al contempo spazi al dialogo interreligioso, strumento imprescindibile per la pacifica coesistenza fra le diverse fedi", ha concluso.
"La libertà religiosa non è un optional né un privilegio di pochi. E il diritto di ogni persona a cercare e vivere la verità secondo la propria coscienza - individualmente e in comunità, in privato e in pubblico. Quando questo diritto viene negato ai cristiani, viene indebolito il fondamento stesso dei diritti umani, ha poi detto monsignor Paul Gallagher nel suo intervento in commissione Esteri del Senato.
"Difendere i cristiani perseguitati e proteggere la libertà religiosa anche dalle forme più sottili di marginalizzazione non è un atto di solidarietà confessionalista. È un atto di coerenza con il principio di universalità della dignità umana. È un contributo alla pace, perché non può esserci pace senza libertà di religione", ha sottolineato Gallagher nell'audizione di stamattina.
Gallagher ha subito spiegato che "oggi, in troppi Paesi, il semplice fatto di essere stati battezzati, di essere cristiani significa vivere sotto minaccia. Significa rischiare la vita, la libertà, la casa, la possibilità di educare i propri figli nella fede, di celebrare pubblicamente il culto, di essere riconosciuti come comunità. I cristiani sono, secondo i dati più autorevoli, il gruppo religioso più perseguitato al mondo. Non si tratta di un'esagerazione retorica: è una realtà documentata, anno dopo anno, da rapporti indipendenti e da organizzazioni che lavorano sul campo".
Per il 'ministro degli Esteri vaticano, "la libertà religiosa non è un concetto astratto né un privilegio. Non è neppure una generica forma di tolleranza. È un diritto umano fondamentale, radicato nella dignità della persona e riconosciuto dal diritto internazionale. Eppure, in molte parti del mondo, questo diritto è oggi sottoposto a forti pressioni. Talvolta attraverso forme di violenza aperta e manifesta; altre volte in maniera più sottile e meno evidente".
Definendo la libertà religiosa come "essenziale sia per i credenti sia per i non credenti, perché protegge la sfera più intima dello spirito di ognuno", Gallagher ha infatti parlato anche di "'discriminazione con i guanti bianchi', una marginalizzazione sottile, sofisticata, spesso presentata come progresso, modernità o 'politicamente corretto' o in nome di un falso concetto di tolleranza o di libertà. Non colpisce con la forza bruta, ma esclude, delegittima, ridicolizza o rende socialmente e professionalmente costoso vivere pubblicamente la propria fede".
"Questa discriminazione "educata" si manifesta in molti modi" e "si tratta di una discriminazione che, in nome della cultura, della modernità e del progresso, toglie libertà e diritto all'obiezione di coscienza senza ricorrere alla violenza aperta. E più difficile da denunciare proprio perché non appare violenta. E proprio per questo è particolarmente insidiosa: erode progressivamente lo spazio pubblico della fede e indebolisce la coerenza del principio stesso di libertà religiosa".
Ma Gallagher nel suo intervendo ha anche tracciato quello che lui stesso ha definito "un quadro globale preoccupante". Eccolo: "Secondo la World Watch List 2026 di Open Doors, più di 388 milioni di cristiani - uno su sette a livello mondiale - soffrono livelli elevati di persecuzione e discriminazione a causa della loro fede. Nei soli cinquanta Paesi della lista, oltre 315 milioni affrontano livelli categorizzati come "molto alti o "estremi". In 12 mesi sono stati uccisi 4.849 cristiani a causa della fede. Di questi, 3.490 - circa il 72 per cento - sono stati uccisi in Nigeria. Sono stati detenuti 4.712 cristiani. Sono state attaccate 3.632 chiese e proprietà cristiane. Sono stati sfollati o resi rifugiati oltre 224.000 cristiani. L'Africa sub-sahariana è l'epicentro della violenza: il 93 per cento degli omicidi avviene lì. Un cristiano su cinque in Africa e due su cinque in Asia sono perseguitati".
"I primi dieci Paesi della lista 2026 sono: Corea del Nord, Somalia, Yemen, Sudan, Eritrea, Siria - che è salita dal diciottesimo al sesto posto, il maggiore peggioramento nella graduatoria di quest'anno -, Nigeria, Pakistan, Libia e Iran. Pochi giorni fa Aid to the Church in Need ha pubblicato lo studio biennale "Persecuted and Forgotten? A Report on Christians oppressed for their Faith 2024-2026". Il rapporto esamina la situazione dei cristiani in 18 Paesi di particolare preoccupazione nel periodo dal 1° agosto 2024 al 30 giugno 2026, confrontandola con il periodo precedente (2022-24). Risulta che l'oppressione è peggiorata in poco più della metà (55%) dei Paesi esaminati, spesso in regioni specifiche piuttosto che a livello nazionale", ha spiegato ancora.
"In questi Paesi circa 220 milioni di cristiani sono direttamente esposti a persecuzione (violenza, detenzione, confisca di beni, esilio forzato, schiavitù o omicidio). Il Rapporto inoltre indica che nel 2023 le molestie anticristiane si sono verificate in 165 Paesi (in aumento rispetto ai 160 del 2021). Questi dati confermano che i cristiani sono perseguitati più di qualsiasi altro gruppo religioso. Se guardiamo poi alla libertà religiosa nel mondo, il "Report 2025 - Religious Freedom in the Word' sempre di Aid to the Church in Need ci dice qualcosa di ancora più ampio: quasi 5,4 miliardi di persone - circa due terzi dell'umanità - vivono in Paesi senza piena libertà religiosa. Sessantadue Paesi presentano violazioni gravi: 24 sono classificati come Paesi di "persecuzione" e 38 di "discriminazione"".
"Il rapporto dimostra che la persecuzione non è un fenomeno limitato ai Paesi in cui democrazia e stato di diritto sono assenti o fragili. Avviene anche nelle società più avanzate, seppur con forme diverse. Talvolta si tratta di un vero e proprio scontro tra la libertà religiosa e quelli che vengono chiamati "nuovi diritti umani" -ha sottolineato ancora Gallagher-. I responsabili possono essere attori non statali - organizzazioni terroristiche, ma anche individui non necessariamente religiosamente connotati o radicalizzati - oppure le stesse autorità pubbliche".
Ma anche la situazione in Occidente "merita un'attenzione particolare proprio perché spesso viene sottovalutata", ha spiegato Gallagher. "Negli ultimi anni si è notata una crescente erosione del diritto dei credenti di vivere e agire secondo i dettami della propria coscienza. Si osservano limitazioni indebite a pratiche religiose come la circoncisione, l'abbigliamento religioso, l'obiezione di coscienza, fino al divieto di indossare una piccola croce al collo. Viene messo in discussione il diritto dei genitori di garantire l'educazione religiosa e morale ai propri figli in conformità con le proprie convinzioni. Si assiste al tentativo di escludere i credenti e le comunità religiose dal dibattito pubblico. Interventi di rappresentanti religiosi su temi morali - ad esempio sulla famiglia o sull'aborto - vengono talvolta bollati dagli Stati come ingerenza negli affari dello Stato. In diversi Paesi occidentali non sono permesse preghiere individuali o di gruppo, né consulenze nei pressi di strutture abortistiche".
In questo quadro, "i governi e la comunità internazionale possono fare molto. Possono includere la libertà religiosa come tema irrinunciabile nelle relazioni bilaterali e criterio vincolante negli aiuti allo sviluppo. Possono sostenere meccanismi indipendenti di monitoraggio nell'ambito delle Nazioni Unite, dell'Osce e del Consiglio d'Europa o di altre organizzazioni internazionali. Possono combattere l'impunità nei casi di violenza religiosa e proteggere i luoghi di culto. Possono vigilare affinché, in nome di altri diritti, non si introducano forme di discriminazione "educata" contro i credenti e le comunità religiose", ha detto Gallaghee sottolineando: "In tale prospettiva è significativo l'impegno che l'Italia sta profondendo in Africa attraverso il Piano Mattei, il quale pur essendo principalmente un progetto strategico di cooperazione economica, energetica e infrastrutturale, non tralascia di considerare che lo sviluppo richiede la creazione di condizioni di vita dignitose. Tra queste condizioni vi è indubbiamente la libertà religiosa, poiché la sua limitazione ha un effetto deleterio sui processi di sviluppo".

