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Nuovo ospedale di Gela, con un colpo di spugna la Regione lo cancella: scoppia la protesta

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Politica

Nuovo ospedale di Gela, con un colpo di spugna la Regione lo cancella: scoppia la protesta

Nel piano degli investimenti della regione è sparito

Redazione

21 Febbraio 2024 21:08

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Ieri, il Presidente della Regione Schifani, ha, illustrato il piano di riparto degli stanziamenti Fsc 21/27 Ebbene, nella ricetta perfetta del Governo Regionale , non figurano più i fondi che sarebbero dovuti servire per la costruzione del nuovo Ospedale di Ponte Olivo . Non esistono più. Il Governo Regionale, evidentemente, non soltanto ritiene la sanità cosa secondaria ma ritiene anche di poterci sbeffeggiare al punto da scipparci sotto gli occhi, la speranza di una infrastruttura ospedaliera nuova. E' quanto affermano in una nota i consiglieri comunali Davide Sincero, Rosario Faraci, Valeria Caci, Luigi Di Dio e Diego Iaglietti. 

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Ricordiamo bene quando, solo qualche tempo fa, in molti dichiaravano passi in avanti nell'iter del nuovo ospedale così come ricordiamo quando, solo qualche tempo fa  il nuovo ospedale sembrava una certezza per molti. Non per noi. Prima che l'ex Manager, Ing. Caltagirone ,si congedasse dalla Direzione generale revocò la delibera che prevedeva il project financing, ricevette certamente disposizione dall'alto in tal senso. Capimmo allora che più di qualcosa non stava andando verso la direzione della costruzione del nuovo Ospedale. Oggi, abbiamo la certezza che il Governo Schifani premeditatamente, ha illuso la Città per il solo gusto di derubarla al momento opportuno, del suo diritto ad un nuovo Ospedale. 

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Lo consideriamo un crimine politico compiuto da un Governo che, con questa scelta, ha inferto l'ennesimo colpo alla nostra Città che,  ai nostri occhi, non può essere politicamente impunito. Depositeremo nei prossimi giorni una richiesta di monotematico , inviteremo anche il Presidente Schifani e l'assessore al ramo, vogliamo sentire dalla loro viva voce, secondo quale principio politico, hanno scelto di derubarci anche stavolta. Vengano nella nostra Città a dirlo, non nelle stanze pompose regionali, del potere che deruba .

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