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Elicottero caduto in Bosnia, i funerali solenni dei quattro militari morti. Crodetto: "Sono Italia migliore"

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Elicottero caduto in Bosnia, i funerali solenni dei quattro militari morti. Crodetto: "Sono Italia migliore"

Sono entrati avvolti dal Tricolore e portati a spalla dai commilitoni i feretri...

Adnkronos

03 Novembre 2026 12:01

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(Adnkronos) - Sono entrati avvolti dal Tricolore e portati a spalla dai commilitoni i feretri di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, i quattro militari italiani morti nello schianto del Chinook CH-47 in Bosnia, durante la missione internazionale Eufor Althea (VIDEO).

Ai funerali solenni oggi martedì 3 novembre partecipano oltre al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla premier Giorgia Meloni, i due presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il vicepremier Antonio Tajani, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, i ministri Matteo Piantedosi, Luca Ciriani, Marina Calderone, Gianmarco Mazzi, Andrea Abodi. Per le opposizioni presenti la segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Maria Elena Boschi.

"Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura hanno intuito che dedicare la vita al sacrificio è anticipazione del Paradiso. I nostri fratelli hanno messo a disposizione i loro talenti e le loro competenze. Questo impulso interiore, questo spirito, questo orientamento, nasce dal cuore di Dio che tocca il cuore dell'uomo e Dio stesso che apre a spendere la vita nell'amore". Così nella sua omelia monsignor Gian Franco Saba, ordinario militare, celebrando le esequie. "Ora lo stesso spirito del risorto dona ad essi quanto promesso la vita eterna, la risurrezione. Cristo risorto è l'amore che dona la vita. Cristo ci insegna che la vera beatitudine consiste nell'immettere nel mondo, nelle situazioni concrete, l'amore e queste missioni speciali desiderano cooperare per questo per una fraternità universale. Siamo invitati a guardare a loro come seminatori di germogli di pace - ha detto - mediante la promozione degli aiuti umanitari, spinti dal desiderio di promuovere soluzioni per i più fragili e per tenere viva la speranza nelle popolazioni esposte alle aggressioni".

"Siamo qui a inchinarci a loro. Lo Stato si inchina a loro. Sappiamo che le parole non vi daranno alcun sollievo e non potranno fare nulla, ma sappiate che l'amore e l'affetto, la vicinanza che vivete oggi non morirà oggi. La famiglia della Difesa c'è oggi, ci sarà domani e sarà sempre al vostro fianco e al loro fianco perché loro hanno servito questo Paese con un onore che ricade su ognuno di noi e di cui ognuno di noi beneficia tutte le volte che andiamo all'estero. Loro sono l'Italia migliore", ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto dal pulpito.

"La Repubblica oggi è qui al funerale. Lo Stato italiano oggi è unito, senza divisioni, per rendere omaggio ai nostri 4 militari", ha detto ancora Crosetto, aggiungendo rivolto ai familiari: "So che per voi che gli volevate bene, tutto ciò che state vivendo è incomprensibile. Vorreste rimanere da soli con loro, non avere tutto questo attorno. Perché per voi erano i bambini che avete tenuto in braccio, i ragazzi che avete visto correre, che vi hanno dato orgoglio, che avete visto crescere. Per voi erano i compagni di una vita, il marito, le persone con cui pensavate di vivere il vostro futuro. Ma sono anche altro, ed è il motivo per cui siamo qua oggi". "Quattro persone diverse, tutte diverse tra loro. Claudio era un paracadutista del 187º, orgoglioso di essere un paracadutista. Ma era anche un amante della natura, un amante dello sport, del suo montone con cui faceva ridere i suoi compagni raccontando aneddoti. Simone arrivava a Salerno e la sua passione era anche il mare e il sub e la sua Salerno e la sua Chiara. Franco Adriano era in pensione, dopo aver lavorato 40 anni, ma non si sentiva in pensione e non era spento il suo desiderio di aiutare gli altri. Laura era tante cose. Un medico, un paracadutista, un'istruttrice di paracadutismo, una donna che faceva volontariato sulle ambulanze. Quattro storie diverse - ha continuato - ma tutte unite da una passione, da un sogno, l'orgoglio, la passione, la gioia di servire il proprio Paese. È per questo che siamo qua oggi. Perché loro oggi sono diventati qualcosa di diverso, non sono solo più i vostri figli, sono diventati dei simboli di quella voglia di servire, dell'orgoglio di servire, della gioia di servire e nessuno meglio di voi sa che ognuno di loro quattro faceva quella cosa con entusiasmo, con orgoglio, con gioia. Per questo siamo qua oggi. Perché quell'entusiasmo, quell'orgoglio, quella gioia non possono essere dimenticati. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio diceva il Vangelo. Le forze armate italiane non combattono guerre dal 25 aprile 1945, ma da allora si formano per difendere il Paese e si formano per portare la pace dove la pace è mancata, per difenderla, loro erano lì per quello".

"Venerdì mentre visitavo all'obitorio loro i feriti negli ospedali sono andato a vedere il resto dell'elicottero ed ero accompagnato da tutte le autorità della Bosnia Zegovina. Tutte in silenzio, non hanno parlato. Quando sono arrivato per la partenza, si sono avvicinate. C'erano un musulmano, un ortodosso e un cattolico. Si odiano da generazioni. E mi hanno detto 'non riusciamo mai a trovare l'accordo su nulla, ma ci siamo messi d'accordo in un secondo oggi. Noi costruiremo un monumento che ricordi questi quattro ragazzi", ha detto ancora il ministro nel corso dei funerali. "È un monumento a loro, ma è un monumento alla storia delle forze armate italiane, dei costruttori di pace di un impegno - ha sottolineato - che molto spesso noi non cogliamo e di cui loro sono diventati volenti o nolenti un simbolo un simbolo che noi onoreremo e costituiremo perché custodendo quel simbolo, quello che loro rappresentano e che i loro colleghi stanno rappresentando anche in questo momento in giro per il mondo, noi costruiamo quella parte di cultura che ci rende grandi e unici la capacità di distinguere tra il bene e il male e di servire anche fino all'estremo sacrificio la causa giusta che è quella della pace".

Le salme delle 4 vittime sono rientrate in Italia ieri lunedì 2 novembre a bordo di un C130. Ad accogliere i feretri, con i familiari, il capo dello Stato, la presidente del Consiglio e i ministri degli Esteri e della Difesa Antonio Tajani e Guido Crosetto. Ad avvolgere le bare il Tricolore. Dopo l'arrivo, Mattarella ha reso omaggio alle vittime una a una, chinando il capo in segno di deferenza. La camera ardente allestita al Celio è rimasta aperta al pubblico fino alle 20, nella cappella Salus infirmorum. Tra le corone quella del ministro della Difesa e quella del capo di stato maggiore dell'Esercito. L'elicottero militare italiano è precipitato lo scorso 29 ottobre. A bordo del velivolo, un elicottero CH-47 italiano (la scheda), impegnato nell'ambito dell'operazione Eufor Althea, si trovavano complessivamente 15 persone.

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