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Mps-Mediobanca, l’allarme di Riva (Confindustria Assoconsult): "Le indagini non blocchino il risiko"

Lavoro

Mps-Mediobanca, l’allarme di Riva (Confindustria Assoconsult): "Le indagini non blocchino il risiko"

Le indagini non possono fermare il risiko bancario. Lo dice in un colloquio all...

Adnkronos

03 Dicembre 2025 13:22

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(Adnkronos) - Le indagini non possono fermare il risiko bancario. Lo dice in un colloquio all'AdnKronos Luigi Riva, presidente Strategic Management Partners e Confindustria Assoconsult. "Il rischio principale - dice Riva - è che l'incertezza sugli assetti bancari si traduca in un irrigidimento delle condizioni di credito proprio in una fase delicata per le imprese italiane" 

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L'inchiesta su Mps-Mediobanca ha acceso i riflettori sul consolidamento bancario italiano. Quale lettura offre di questa vicenda?  

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La vicenda giudiziaria - su cui ovviamente non entro nel merito - pone una questione di fondo che va oltre i singoli protagonisti, perché pone un punto interrogativo sul processo di consolidamento del sistema bancario italiano. In un settore cruciale come quello del credito, che è il principale canale di trasmissione tra la finanza e le imprese, sarebbe masochistico che indagini su singoli episodi mettessero in discussione l'intero impianto. 

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Quale è il punto?  

Il punto è che l'Italia ha bisogno di banche più forti e dimensionate per competere a livello europeo. Il settore affronta sfide strutturali: la compressione dei margini con la normalizzazione dei tassi, investimenti tecnologici nell'ordine di centinaia di milioni l'anno, requisiti di capitale sempre più stringenti da parte delle autorità di vigilanza. In questo contesto, il consolidamento non è un'opzione ma una risposta obbligata 

 

Quali sono i rischi concreti per il finanziamento alle imprese in questo scenario?  

"Il rischio principale è che l'incertezza sugli assetti bancari si traduca in un irrigidimento delle condizioni di credito proprio in una fase delicata per le imprese italiane. I dati parlano chiaro: il tasso di deterioramento del credito alle aziende è passato dal 2,4% del 2023 al 3,5% nel 2024, secondo le stime ABI-Cerved. Questo significa che le banche sono già più selettive. Quando un istituto è coinvolto in operazioni straordinarie o ristrutturazioni, tende naturalmente a concentrarsi sulla gestione interna piuttosto che sullo sviluppo del business. Per le imprese questo si traduce in tempi più lunghi per le istruttorie, condizioni meno favorevoli, maggiori richieste di garanzie. Le Pmi e le microimprese, che sono il 99% del tessuto produttivo italiano, risentono particolarmente di questa dinamica". 

Altri rischi?  

"C'è poi un rischio di sistema: se il processo di consolidamento si blocca o rallenta a causa di contenziosi legali o normativi, l'Italia rischia di trovarsi con un settore bancario frammentato in un'Europa che va verso player sempre più grandi. E banche piccole e frammentate hanno meno capacità di erogare credito, soprattutto per investimenti di medio-lungo termine". 

Come impatta questa situazione sulla liquidità delle imprese?  

"La liquidità complessiva del sistema bancario non è in discussione - le banche italiane sono solide e ben patrimonializzate. Il problema è più sottile e riguarda l'accesso effettivo delle imprese a questa liquidità e alle condizioni applicate. In fasi di incertezza, le banche tendono a essere più prudenti: alzano gli spread, richiedono più garanzie, privilegiano operazioni di breve termine rispetto ai finanziamenti per investimenti. Già oggi circa la metà delle imprese manifatturiere ritiene inadeguato il costo del credito. Con l'ulteriore incertezza, questo problema può accentuarsi". 

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