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Mps, storico De Luca: "Meccanismo antico, management tende a identificarsi e catturare istituto stesso"

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Mps, storico De Luca: "Meccanismo antico, management tende a identificarsi e catturare istituto stesso"

"Quello che sta accadendo al Monte dei Paschi di Siena non è un episodio isola...

Adnkronos

25 Marzo 2026 22:52

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(Adnkronos) - "Quello che sta accadendo al Monte dei Paschi di Siena non è un episodio isolato ma è la manifestazione della tensione strutturale che caratterizza la governance bancaria contemporanea: quella tra sovranità degli azionisti e autonomia del management". Lo spiega all'AdnKronos Giuseppe De Luca, storico economico dell'Università Statale di Milano e presidente dell'Associazione italiana per la ricerca in storia economica (Arise). In prospettiva storica, la domanda "la banca è dei soci o del management?" "è relativamente recente". 

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Nella banca ottocentesca e di primo Novecento - e in parte anche nel capitalismo italiano del secondo dopoguerra - "la risposta era chiara: la banca era dei proprietari, spesso identificabili in blocchi stabili (famiglie, fondazioni, Stato). Il management era esecutivo, non strategico". 

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La domanda ce la poniamo "da almeno un secolo, da quando Berle e Means, nel 1932, teorizzarono la separazione tra proprietà e controllo nelle grandi corporation moderne". La risposta, allora come oggi, è che "la banca appartiene formalmente ai soci, ma che il management detiene un potere informale enorme: controlla l'informazione, gestisce le relazioni con i mercati e i regolatori, plasma la cultura interna".  

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Quando, spiega De Luca, "questo potere si consolida - come è avvenuto con Lovaglio dopo il risanamento di Mps e la conquista di Mediobanca - il management tende, oltre che a identificarsi, anche a catturare l'istituto stesso, e a percepire ogni tentativo di rimozione come un danno alla banca, non solo a sé". 

Il meccanismo di fondo è antico. "Nella storia bancaria italiana del Novecento abbiamo casi analoghi: basti pensare alle grandi banche miste del periodo giolittiano, dove i direttori generali — Toeplitz alla Comit, Fenoglio al Credito Italiano — accumularono un potere tale da condizionare le scelte degli azionisti e persino dello Stato", sottolinea De Luca.  

Il management forte "è spesso il prodotto di una stagione di crisi: chi risana acquista legittimità e potere che poi diventano difficili da ridimensionare". A Siena, conclude, "non si sta consumando una normale staffetta al comando: il rinnovo del CdA è diventato una sfida aperta tra due idee di banca e due idee di potere" (di Andrea Persili) 

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