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Iran, Reza Pahlavi: "Tornerò nel Paese, il regime cadrà". Ecco cosa chiede il figlio dell’ultimo scià

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Iran, Reza Pahlavi: "Tornerò nel Paese, il regime cadrà". Ecco cosa chiede il figlio dell’ultimo scià

''Tornerò in Iran'' perché ''sono l'unico che può garantire la transizione''...

Adnkronos

16 Gennaio 2026 18:37

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(Adnkronos) - ''Tornerò in Iran'' perché ''sono l'unico che può garantire la transizione'' verso un governo democratico. Lo ha annunciato il figlio maggiore dell'ultimo scià di Persia, Reza Pahlavi, nel corso di una conferenza stampa a Washington trasmessa sul suo account X. ''Il regime cadrà'', ha sostenuto Reza Pahlavi, che ha anche rivolto un appello alla comunità internazionale, chiedendo di ''prendere di mira'' i Guardiani della Rivoluzione'', i Pasdaran. "La Repubblica Islamica cadrà, non è una questione di 'se', ma di 'quando'", ha dichiarato. 

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Dalla protezione del popolo iraniano al riconoscimento di un governo di transizione, passando attraverso l'espulsione dei diplomatici iraniani dai vari Paesi alla massima pressione economica sul regime di Teheran. Sono sei le richieste che Reza Pahlavi ha rivolto alla comunità internazionale durante la conferenza stampa a Washington. Dicendosi pronto a ''tornare in Iran'' e definendosi ''l'unico che può guidare la transizione'' verso le elezioni e un governo democratico, Pahlavi ha chiesto aiuto alla comunità internazionale. In particolare ha chiesto "al mondo di fare sei cose". Innanzitutto ha chiesto di proteggere il popolo iraniano riducendo la capacità repressiva del regime, anche prendendo di mira la leadership della Guardia Rivoluzionaria Islamica e la sua infrastruttura di comando e controllo. 

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Inoltre, ha proseguito Pahlavi, è necessario ''esercitare e sostenere la massima pressione economica sul regime'' e consentire ''l'accesso illimitato a Internet''. Quindi, Pahlavi ha chiesto di ''espellere i diplomatici iraniani dalle capitali e intraprendere azioni legali contro i responsabili di crimini contro l'umanità''. La comunità internazionale deve poi ''chiedere il rilascio immediato di tutti i prigionieri politici'' e, come sesto e ultimo punto, occorre essere ''preparati a una transizione democratica in Iran impegnandosi a riconoscere un governo di transizione legittimo quando arriverà il momento''. 

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Il presidente russo Vladimir Putin ha parlato della crisi in Iran, oltre che della situazione in Medio Oriente, con il premier israeliano Benjamin Netanyahu in un colloquio telefonico, ha reso noto il Cremlino. Il presidente russo ha illustrato a Netanyahu la posizione del Cremlino sull'intensificarsi degli sforzi politici e diplomatici per la stabilità in Medio Oriente e confermato la disponibilità della Russia ad avviare sforzi di mediazione per un dialogo costruttivo. 

Putin ha avuto inoltre una conversazione telefonica anche con il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, oltre che con Netanyahu, per parlare della situazione nel Paese. Lo ha reso noto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. 

Il direttore del Mossad israeliano David Barnea è arrivato negli Stati Uniti per discussioni sulla situazione in Iran, rendono noto fonti israeliane citate da Barak Ravid su Axios. 

Barnea incontrerà Steve Witkoff a Miami, l'inviato speciale della Casa Bianca che segue i contatti diretti di queste ore fra Stati Uniti e Iran. Witkoff ha parlato con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Non è escluso un incontro fra Barnea e Donald Trump, a Mar-a-Lago per il fine settimana. 

Gli Stati Uniti auspicano una soluzione diplomatica piuttosto che militare in Iran, ha precisato Witkoff, dopo che fino a mercoledì il presidente Trump aveva lasciato intendere un nuovo intervento in sostegno delle proteste contro il regime. Witkoff ha confermato un contatto con gli iraniani mercoledì e che "una delle cose che ci preoccupavano sulle uccisioni, le impiccagioni di massa, è stata accantonata". 

In un intervento all'Israel American Council in Florida, Witkoff ha elencato le quattro questioni che un accordo diplomatico con l'Iran deve affrontare: arricchimento dell'uranio, programma missilistico, con Washington che chiede una riduzione degli arsenali, materiale nucleare immagazzinato al momento, circa 2mila chili arricchito fra il 3,67 e il 60 per cento, e i gruppi che Teheran finanzia in Medio Oriente. 

"Se vogliono fare ritorno nella comunità internazionale, possiamo risolvere questi quattro problemi in modo diplomatico, sarebbe una soluzione perfetta. L'alternativa invece no", ha sottolineato Witkoff lodando come "incredibilmente coraggiosi" gli iraniani che scendono in piazza per protestare contro il regime. "Siamo al vostro fianco", ha detto. 

Il Pentagono si sta preparando ad inviare ulteriori forze e risorse statunitensi in Medio Oriente. A dichiararlo alla Nbc News è stato un funzionario statunitense, parlando nello specifico di un gruppo da battaglia di una portaerei - l'unità navale incentrata su una portaerei, con cacciatorpediniere, incrociatori e altre navi a protezione e supporto - oltre ad altri aerei e sistemi di difesa aerea terrestri. 

Il dispiegamento aggiuntivo serve a rafforzare le risorse militari nella regione, mentre il presidente americano sta valutando l'azione militare in Iran, ha aggiunto il funzionario.  

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