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Inflazione, Caselli( Bocconi): ’Manovra punti su potere d’acquisto e crescita, le accise hanno le gambe corte”

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Inflazione, Caselli( Bocconi): ’Manovra punti su potere d’acquisto e crescita, le accise hanno le gambe corte”

L'inflazione torna a preoccupare e, con una crescita fragile, il rischio magg...

Adnkronos

01 Ottobre 2026 17:55

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(Adnkronos) - L'inflazione torna a preoccupare e, con una crescita fragile, il rischio maggiore per l'Italia è che il Pil rallenti fino ad avvicinarsi allo zero. Stefano Caselli, professore di Finanza e direttore di SDA Bocconi, ha spiegato all'Adnkronos perché la priorità della prossima Manovra deve essere difendere il potere d'acquisto e rafforzare la crescita con l'utilizzo del risparmio privato. 

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Professor Caselli, l'inflazione ad agosto ha segnato un nuovo picco, come va letto il dato?  

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"L'inflazione c'è e deve essere osservata con grande attenzione, perché rappresenta un pericolo per qualsiasi sistema economico. Ha però due facce. Da un lato c'è la crescita dei costi, questa volta fortemente legata all'energia, che si trasferisce anche sui trasporti, dall'altro ci sono le aspettative, cioè la percezione di quanto a lungo possa durare questa fase. Entrambi gli aspetti sono pericolosi perché finiscono per ridurre il potere d'acquisto delle famiglie. Bisogna quindi intervenire con lucidità e lungimiranza". 

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A trainare l'accelerazione sono soprattutto energia e carburanti. Quanto è concreto il rischio che lo shock si trasferisca al resto dell'economia, rendendo l'inflazione più persistente?  

"Il rischio è molto concreto, perché energia, carburanti e trasporti attraversano l'intero sistema economico: riguardano le famiglie ma anche le imprese, dalle più piccole alle più grandi. Occorre quindi agire su entrambi i fronti: direttamente sui costi, contrastando il caro-prezzi, e sulle aspettative. La percezione dell'inflazione dipende infatti anche da quanto famiglie e imprese pensano possa durare la crescita dei prezzi". 

Il Governo è intervenuto prorogando ancora lo sconto sulle accise...  

"Nel brevissimo periodo è una scelta corretta, perché consente di alleviare la pressione dei costi su famiglie e imprese e contemporaneamente dà il segnale che si sta intervenendo. Ma le accise hanno le gambe corte: la loro riduzione non può continuare per sempre e questo è evidente anche a cittadini e imprese, quindi non riesce a incidere davvero sulle aspettative. Inoltre genera un beneficio indifferenziato, sia per chi ha un'elevata capacità di spesa sia per chi ne ha poca. Nel lungo periodo non è sufficiente a fermare l'inflazione e bisogna ragionare su altri strumenti". 

Con risorse pubbliche limitate, quale dovrebbe essere allora la priorità della manovra: famiglie o imprese?  

"Le poche risorse disponibili dovrebbero essere concentrate innanzitutto sulla perdita di potere d'acquisto. Per le famiglie si potrebbe intervenire, ad esempio, sulla tredicesima e sulla tassazione dei salari più bassi, dando maggiore capacità di spesa a chi è maggiormente in difficoltà. Sul fronte delle imprese si potrebbe invece ridurre la fiscalità sulle aziende più piccole. Significa concentrare le risorse su famiglie e imprese con minore capacità di spesa: sarebbe un segnale più concreto rispetto al semplice intervento sulle accise". 

E nel medio-lungo periodo?  

"Bisogna intervenire sulle aspettative attraverso una vera politica energetica. Occorre lavorare sulle raffinerie, che rappresentano un collo di bottiglia sul fronte dei carburanti, sulla liberalizzazione del mercato e sul controllo dei prezzi. E poi serve un segnale forte sulle altre fonti energetiche, a partire dal nucleare, perché indicherebbe la volontà dell'Italia di diventare più autonoma dal punto di vista energetico. La partita va giocata contemporaneamente sul breve e sul lungo periodo". 

Con l'inflazione che torna a salire e una crescita ancora fragile, qual è oggi il rischio maggiore per l'Italia?  

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