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Il "patto di ferro" tra il clan Rinzivillo di Gela e la ’ndrangheta in un servizio di Report

Cronaca

Il "patto di ferro" tra il clan Rinzivillo di Gela e la ’ndrangheta in un servizio di Report

Summit a Milano ripreso dai carabinieri

Daniela Vinci

16 Gennaio 2024 13:43

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Gli "intrallazzi" delle cosche mafiose trapiantate da decenni in terra lombarda, al centro di un servizio mandato in onda domenica sera nella puntata di Report condotta da Sigfrido Ranucci. Il servizio trae spunto da un'inchiesta condotta dai Carabinieri di Milano sotto il coordinamento dei magistrati della Direzione distrettuale antimafia dalla quale emerge il rapporto sinergico nella conduzione degli affari illeciti tra le cosche criminali di ‘Ndrangheta, Camorra e la "famiglia" gelese di Cosa Nostra dei Rinzivillo, quest'ultima trapiantata alla fine degli anni Ottanta nel Milanese dove ha fondato una delle sue "roccaforti".

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 A rappresentare il clan gelese in un summit ripreso nel 2021 dai Carabinieri di Milano sono stati i gelesi Dario e Fabio Nicastro, due "scagnozzi" del clan che nelle fila del crimine organizzato avrebbero fatto carriera al punto da sedere al tavolo del "gotha" mafioso per discutere di affari da capogiro.  Ovviamente nel segno dell'illecito e sotto l'egida dello strapotere mafioso. Il summit si tenne in uno dei più potenti locali di Ndrangheta in Lombardia e, secondo quanto accertato dai Carabinieri, fu tenuto per accogliere nuovi adepti, distribuire cariche e discutere di "affari".  A fare da "padrino" c'era Massimo Rosi, "leader" della ‘Ndrangheta a Legnano e Lonate Pozzolo che controlla tutti gli appalti ed i traffici attorno all'aeroporto di Milano Malpensa. Fu quella una delicata riunione di ‘Ndrangheta alla quale presero parte anche i gelesi Dario e Fabio Nicastro in rappresentanza del clan Rinzivillo.

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Una presenza, la loro, ritenuta non casuale dagli inquirenti, segno della "sinergia" con cui operano le cosche che in terra Lombarda avrebbero costituito un "consorzio mafioso" per mettere le mani insieme su affari "ghiotti" senza farsi la guerra.  Il rapporto sinergico con i gelesi emerge dalle parole pronunciate nel corso del summit dal capo ‘ndragheta" Rosi ed intercettate dai Carabinieri. "Con tutto il rispetto, noi siamo la locale di Legnano  il centro vitale con 37 locali aperti - dice il boss, rivolgendosi ai due Nicastro - siamo una bella forza, voi siete siciliani, io sono calabrese, fate conto che sono due unioni perfette, voi con i vostri paesani ed io con i miei, no?". Parole inconfutabili, secondo gli inquirenti, tese a dimostrare l'inesistenza dei confini tra le cosche criminali, da tempo riunite in un unico cartello, quello della mafia, come dimostrano le parole pronunciate da Rosi nel corso dello stesso summit. " Abbiamo costruito un impero con le persone giuste…" : un impero sporco, costruito sotto l'egida di un patto di ferro stretto tra uomini del disonore a discapito dell'economia legale.

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