Venerdì, 13 Marzo 2026
Gela, 18°C - Nuvoloso


Vai alla pagina di Agorà

Groenlandia e Artico, l’Italia prepara la strategia: da terre rare a petrolio, le opportunità

Attualità

Groenlandia e Artico, l’Italia prepara la strategia: da terre rare a petrolio, le opportunità

Dalle infrastrutture alle rinnovabili, dall'industria della difesa e delle navi...

Adnkronos

17 Gennaio 2026 01:20

576
Guarda videoGroenlandia e Artico, l'Italia prepara la strategia: da terre rare a petrolio, le opportunità
Advertising

(Adnkronos) - Dalle infrastrutture alle rinnovabili, dall'industria della difesa e delle navi alle terre rare, l'Artico - mentre Donald Trump punta ad annettere la Groenlandia agli Stati Uniti per motivi di 'sicurezza nazionale' - è una possibilità economica che apre nuovi scenari di sviluppo per il tessuto delle aziende italiane. 

Advertising

È uno dei pilastri su cui poggia il Piano per l'Artico presentato dal governo, che infatti, ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, sta approntando un "tavolo imprenditoriale artico" a cui siederanno "tutti i nostri principali gruppi industriali e piccole e medie imprese in settori chiave" per lanciare una "missione imprenditoriale" per la regione. I settori di interesse sono numerosi, a partire da quello energetico.  

Advertising

 

Advertising

L'area, infatti, è particolarmente ricca di risorse naturali: idrocarburi come gas naturale e petrolio, ma anche terre rare, oltre ad altri minerali strategici fondamentali per la transizione energetica globale. La Us Geological Survey, nel 2008, calcolava che circa il 30% del gas naturale e il 13% del petrolio ancora non scoperti a livello globale si troverebbero sepolti sotto i ghiacci artici. 

Non si tratta solo di prospettive future: l'import italiano di idrocarburi dalla regione artica ha subito una decisiva spinta negli ultimi sei anni, a partire, cioè, dall'invasione russa dell'Ucraina, con l'azzeramento delle importazioni le importazioni da Mosca e cercando, quindi, una diversificazione delle fonti.  

In questo nuovo scenario il ruolo della Norvegia è diventato centrale: le esportazioni verso l'Italia sono arrivate a coprire il 6,5% del totale delle importazioni di gas naturale nel 2023. Non a caso, Eni è tra le aziende italiane che rientra nel novero dei soggetti già attivi nella regione: la sua società controllata norvegese Vår Energi è presente con importanti operazioni offshore nel Mare del Nord, nel Mar di Norvegia e nel Mare di Barents. Lo evidenzia anche il piano del governo: Eni "ha maturato una vasta conoscenza di contesti ad alta complessità come quello artico mostrandosi molto sensibile all'impatto dei cambiamenti climatici e alla conservazione degli ecosistemi", si legge nel piano Italiano, che ricorda la più ampia collaborazione della società guidata da Claudio Descalzi con il Cnr, centrata sulle ricerche sulle trasformazioni ambientali in Artico attraverso l'istituzione e lo sviluppo del Centro di Ricerca 'Aldo Pontremoli'.  

 

Ma i riflettori sono tutti puntati sulle terre rare, cruciali nella transizione energetica europea. Il progressivo assottigliamento della coltre ghiacciata aumenterà, nel tempo, l'accessibilità di queste risorse ed il loro sfruttamento, in condizioni ambientali che però rimangono difficili; sia in ragione della natura selvatica e inospitale di molte aree artiche, sia per la sostanziale mancanza di infrastrutture, sia per la necessaria attenzione alla conservazione degli ecosistemi ambientali. Questo quindi "richiederà importanti investimenti ed un ampio ricorso a tecnologie di frontiera", si legge nel dossier elaborato dalla Farnesina, che 'schiera' Enel Green Power. 

 

"Le competenze nel settore geotermico possono essere messe direttamente a servizio dell'Artico per contribuire allo sviluppo di soluzioni energetiche pulite a livello locale ma dalle ricadute più ampie, guardando in particolare alle collaborazioni per la valorizzazione energetica della forza del vento e del mare nel rispetto dell'ecosistema artico". 

L'Italia ha dalla sua un solido know-how nel campo della geotermia (attualmente rappresenta il primo Paese geo-termoelettrico europeo, seguito dall'Islanda) e propone, in questo campo, "di sviluppare sinergie con i Paesi artici per l'applicazione di tecnologie che contribuiscano alla riduzione delle emissioni climalteranti", come fatto nel 2024 con il memorandum d'Intesa italo-islandese in materia di cooperazione nel settore dell'energia geotermica. 

 

© Riproduzione riservata
In Evidenza
Potrebbe interessarti