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Chiuse il suo cane dentro un sacco e lo colpì alla testa, gelese finisce in Tribunale

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Cronaca

Chiuse il suo cane dentro un sacco e lo colpì alla testa, gelese finisce in Tribunale

L'uomo provocò all'animale un trauma cranico. Il Wwf si è costituito parte civile

14 Giugno 2023 20:16

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Nel dicembre 2021, un gelese di 57 anni chiuse un cane dentro un sacco e lo abbandonò lungo la strada statale 117 bis in mezzo ai rifiuti; ma il cane riuscì a liberarsi ed uscire dal sacco e quindi l'uomo lo colpì con un violento calcio alla testa, per impedire all'animale di ritornare dal "padrone". Agenti della Polizia Stradale di Enna, in servizio sul posto, notarono la raccapricciante scena e bloccarono l'uomo che, nel frattempo, si stava dileguando; identificato, venne denunciato per "maltrattamento e sevizie di animali". 

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Adesso al Tribunale di Gela si è aperto il processo davanti al giudice monocratico Serena Berenato, che alla prima udienza svoltasi qualche giorno fa ha accolto la costituzione di parte civile di WWF Sicilia Centrale, quale organizzazione di volontariato che da anni si occupa di tutela degli animali in questo territorio e collabora con la locale Procura della Repubblica attraverso le proprie Guardie zoofile, addette alla vigilanza sull'applicazione delle leggi a tutela di animali e ambiente.

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La difesa dell'imputato ha chiesto la sospensione del procedimento penale attraverso l'ammissione alla cosiddetta  "messa alla prova". "Poiché sussistono i presupposti di legge, molto probabilmente il Giudice concederà questo speciale procedimento - spiega Salvatore Patrì, avvocato di WWF Sicilia Centrale - che, quindi, consentirebbe all'imputato di ottenere la possibile rapida uscita dal circuito penale ed altri notevoli benefici, tra cui la totale estinzione del reato e l'esenzione da qualsiasi tipo di sanzione". "Come espressione della società civile e "addetti ai lavori" - dichiara Ennio Bonfanti, presidente di WWF Sicilia Centrale e coordinatore regionale delle Guardie WWF - non possiamo non stigmatizzare l'assoluta inadeguatezza del sistema di tutela penale degli animali che attualmente vige in Italia: questo caso che stiamo affrontando al Tribunale di Gela è l'esempio più lampante dell'inefficacia delle sanzioni penali previste per crimini quali i maltrattamenti, il bracconaggio, il traffico di specie protette.

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