Giovedì, 15 Ottobre 2026
Gela, 17°C - Nuvoloso


Vai alla pagina di Agorà

L’Ucraina colpisce Yandex e i bot russi spariscono? Cosa dicono davvero i dati sulla propaganda online

Attualità

L’Ucraina colpisce Yandex e i bot russi spariscono? Cosa dicono davvero i dati sulla propaganda online

Per qualche giorno, dopo gli attacchi ucraini ai data center di Yandex, è semb...

Adnkronos

14 Ottobre 2026 19:35

44
Guarda videoL'Ucraina colpisce Yandex e i bot russi spariscono? Cosa dicono davvero i dati sulla propaganda online
Advertising

(Adnkronos) - Per qualche giorno, dopo gli attacchi ucraini ai data center di Yandex, è sembrato che Internet fosse diventato un posto più tranquillo. Meno commenti aggressivi, meno provocazioni politiche, meno interventi apparentemente automatici a sostegno delle posizioni filorusse. Almeno questa è l'impressione raccontata da molti utenti e rilanciata da politici e commentatori in Europa e negli Stati Uniti.

Advertising

Secondo Cloudflare, società attraverso cui passa una buona parte del traffico web, il traffico automatico proveniente dalla rete di Yandex, l'equivalente russo di Google, è calato del 94%.

Advertising

L'idea che i droni ucraini avessero in qualche modo spento una parte della macchina propagandistica del Cremlino è diventata rapidamente virale. L'ha rilanciata anche Volodymyr Zelensky, che il 12 ottobre, intervenendo al Warsaw Security Forum, ha osservato come sui social fosse diventato improvvisamente più facile respirare: meno odio, meno divisioni e meno provocazioni, grazie alla diminuzione dei bot (qui il video).

Advertising

Il problema è che, passando dalle impressioni alle misurazioni, la conclusione non è così netta. Il crollo del traffico c'è stato, la sua relazione con l'attività delle reti di influenza russa, invece, resta da dimostrare.

Tra l'8 e l'11 ottobre, droni ucraini hanno colpito tre data center di Yandex, nelle regioni di Ryazan, Kaluga e Vladimir. Gli attacchi hanno provocato pesanti interruzioni dei servizi digitali russi, dai pagamenti ai taxi, dalle applicazioni aziendali al cloud. Il centro di Sasovo ospita anche due dei tre supercomputer utilizzati da Yandex per sviluppare i propri modelli di AI (ma non è chiaro se siano stati danneggiati).

La vicenda mostra la vulnerabilità di un ecosistema tecnologico fortemente concentrato, nel quale un'unica azienda rappresenta un'infrastruttura essenziale per milioni di cittadini e migliaia di imprese.

Ma sono soprattutto i dati di Cloudflare Radar ad aver attirato l'attenzione e forse ad aver creato l'equivoco: il termine bot comprende attività profondamente diverse: profili automatizzati che pubblicano commenti sui social, software che inviano spam, ma anche crawler utilizzati dai motori di ricerca per esplorare e indicizzare le pagine web.

Il traffico misurato da Cloudflare riguarda principalmente quest'ultima categoria. La sua diminuzione non equivale, quindi, alla scomparsa dei profili filorussi su X, Facebook o Telegram. Né dimostra che siano state interrotte le campagne di propaganda online, sebbene non si possano escludere conseguenze indirette.

In Italia il caso ha attirato l'attenzione di Carlo Calenda, leader di Azione. "Mentre ridiamo di Trump che vuole ribattezzare un oceano col suo nome e aspettiamo divertiti l'ultima diretta Vannacci-Corona, scopriamo che dopo l'attacco ad un data center russo, sui social crollano di oltre il 50% i post pro AfD, pro MAGA, contro gli ucraini, pro-brexit et simili. Metà di quello che leggiamo online sono bot. Messi lì da chi vuole distruggere l'Europa. Il problema non è che non possiamo difenderci. Siamo la seconda o terza potenza al mondo. Il problema è che non ce ne accorgiamo. È arrivato il momento di reagire. Perché nessuno lo farà al posto nostro", ha scritto su X.

Più prudente Walter Quattrociocchi, professore di Informatica alla Sapienza di Roma e studioso delle dinamiche di disinformazione e polarizzazione. In un intervento su LinkedIn ha invitato a distinguere la diminuzione del traffico automatico dall'eventuale collasso delle operazioni di influenza, per il quale mancano prove.

Il ricercatore propone tuttavia di considerare l'episodio come un possibile esperimento naturale: osservare che cosa succede all'ecosistema informativo quando una parte delle sue infrastrutture viene improvvisamente meno.

Le prime analisi indipendenti ridimensionano l'iniziale euforia social.

© Riproduzione riservata
In Evidenza
Potrebbe interessarti