PAZIENTI COVID AL PRONTO SOCCORSO E L’INFETTIVOLOGICO RESTA CHIUSO, MAI PARTITA TERAPIA SUB-INTENSIVA

PAZIENTI COVID AL PRONTO SOCCORSO E L’INFETTIVOLOGICO RESTA CHIUSO, MAI PARTITA TERAPIA SUB-INTENSIVA

Sarebbe dovuto servire a differenziare i pazienti Covid-19 dagli altri. Oggi il pronto soccorso infettivologico resta chiuso e puntualmente quello ordinario va in tilt quando viene riscontrata una positività. Era già successo lo scorso 15 novembre, con un paziente bloccato all’interno della stanza verde e uno rimasto dentro un autoambulanza del 118 per 4 ore, ed è accaduto nuovamente ieri. Di conseguenza si alza il rischio contaminazione e si paralizza una struttura d’emergenza che già deve fare i conti con le endemiche carenze di personale e strutturali. L’ultima settimana, oltretutto, ha fatto registrare un lieve aumento di ricoveri e contagi. Ecco invece come si presenta il nuovo reparto, mai ufficialmente inaugurato. Nuovo di zecca ma vuoto, senza pazienti e medici. L’iter di realizzazione è stato seguito dalla struttura commissariale della Regione Siciliana. Che sia pronto all’utilizzo è già un miracolo, considerando i ritardi che riguardano altre strutture simili costruite nell’isola. La sua attivazione, oltretutto, secondo i piani annunciati ormai quasi due anni fa, avrebbe consentito all’Asp di riqualificare il pronto soccorso ordinario, a partire dall’ampliamento degli spazi. Invece tutto resta congelato. Il mancato funzionamento del pronto soccorso infettivologico e la mancata promessa riqualificazione di quello ordinario sono soltanto le ultime beffe in ordine temporale. L’attuale struttura è dotata di spazi piccoli e angusti. In astanteria non c’è privacy né distinzione tra donne e uomini. Se arriva un paziente Covid-19 bisogna bloccare e rallentare le attività, con il rischio di ritardare l’assistenza a qualche paziente ordinario sofferente. Uno vero e proprio spreco, considerando la disponibilità di spazi del nuovo pronto soccorso. Il Vittorio Emanuele è sempre più in difficolta e non si può di certo addebitare tutta la colpa alla mancanza di personale. Chiudono i reparti storici, ultimo la neurologia, e non si vede traccia della terapia sub intensiva, l’altro progetto curato dalla struttura commissariale, guidata fino a qualche settimana fa, dall’ex dirigente Tuccio D’Urso. Al reparto che dovrebbe nascere tra le corsie del Vittorio Emanuele è toccata una sorte più tragica rispetto ad altre strutture che sono state già consegnate dalla Regione e mai attivate tra cui, come riporta una disamina de “La Repubblica”: le nuove terapie intensive e sub intensive di Vittoria, Catania e Messina e gli spogliatoi del pronto soccorso di Palermo. A Gela invece il cantiere non è stato mai aperto e l’affidamento dei lavori è impantanato nel limbo della burocrazia. Pare non sia stata neanche espletata la gara d’appalto. Secondo l’ex responsabile defenestrato Tuccio D’Urso, che venne in città ad annunciare i lavori, i ritardi sono dovuti alla sua rimozione, ordinata dal presidente Renato Schifani. “Questo è il lavoro della squadra che è stata vergognosamente mandata a casa – dichiara a la Repubblica – hanno smantellato l’ufficio e mandato a casa tutti i miei collaboratori, tranne due”.

di Graziano Amato

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