Inchiesta della Procura di Gela sul progetto di bonifica della falda, 12 indagati e la replica di ENI

Inchiesta della Procura di Gela sul progetto di bonifica della falda, 12 indagati e la replica di ENI

Non si è fatta attendere la risposta dell’Eni in merito alla vicenda che ha visto coinvolti 12 dirigenti. Ricordiamo infatti che. La Procura della repubblica di Gela ha esercitato l’azione penale con decreto di citazione a giudizio, con udienza fissata al 13/12/2022 davanti al Giudice del Tribunale di Gela per la fase dibattimentale, nei confronti di 12 amministratori e dirigenti delle società raffineria di Gela spa E Syndial spa (al 1/11/2019 Eni Rewind spa) per il delitto di cui agli artt. 110 e 452 terdecies c.p. Perché, in concorso tra loro, essendone obbligati per legge non provvedevano, con particolare riferimento alle acque di falda, alla bonifica ed al recupero dello stato dei luoghi ove insiste lo stabilimento petrolchimico di Gela. In data 11/10/2021 la capitaneria di porto di Gela e il Commissariato di p. S. Di Gela, sotto il coordinamento della locale Procura della repubblica, avevano già dato esecuzione al sequestro preventivo, ad oggi pendente, emesso dal g. I. P. Presso il Tribunale di Gela del ramo aziendale delle società raffineria di Gela spa E Syndial Sicilia spa (Eni Rewind dall’1/11/2019) sito a Gela, con specifico riguardo all’attuazione e monitoraggio del progetto di bonifica delle acque di falda approvato dal Ministero dell’Ambiente con decreto del 6/12/2004 e ss. Ii. Nonché, il sequestro preventivo delle aree di stabilimento destinate all’attuazione del progetto di bonifica delle acque di falda con nomina dell’amministratore giudiziario. Le indagini sono state effettuate, su delega della Procura della repubblica di Gela, congiuntamente dalla capitaneria di porto di Gela e dal Commissariato di p. S di Gela. Eni si è limitato a dichiarare quanto segue: «In merito alla citazione a giudizio da parte della Procura della repubblica di Gela di 12 dipendenti di raffineria di Gela ed Eni Rewind, Eni conferma la massima collaborazione con le autorità competenti e confida di dimostrare in sede processuale la correttezza del proprio operato e il rispetto dei requisiti di legge».

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