L’AGRICOLTURA NON PATIREBBE SICCITÀ SE SI FRUISCE DELLE TRE DIGHE E NON SI GETTASSE L’ACQUA IN MARE

L’AGRICOLTURA NON PATIREBBE SICCITÀ SE SI FRUISCE DELLE TRE DIGHE E NON SI GETTASSE L’ACQUA IN MARE

La crisi idrica sta colpendo non solo i cittadini ma anche e soprattutto gli agricoltori. In particolare quelli della piana di Gela ad oggi sono stretti nella morsa rappresentata da un lato dalla forte siccità dovuta alle alte temperature e alla carenza di piogge e dall’altro da una situazione infrastrutturale che fa sì che l’acqua delle nostre dighe venga ancora oggi gettata a mare. Un problema che si protrae da 15 anni e che riguarda i collegamenti tra la diga Disueri la più grandi del consorzio e gli altri invasi oggi quasi completamente a secco. Nel corso degli anni sono stati diversi i presidenti delle regione e le fazioni politiche che hanno provato a risolvere questo atavico problema ma senza venirne mai a capo e se nei primi anni duemila le nostre dighe erano considerate tra gli invasi più efficienti e capienti dell’isola ad oggi il sistema di distribuzione idrica del consorzio di Caltanissetta fa letteralmente acqua da tutte le parti. L’estate ormai entrata nel vivo con temperature sempre più alte sta portando alle sue prime vittime. Tanti imprenditori agricoli anche quest’anno andranno probabilmente in fallimento a causa anche dell’aumento dei costi delle materie prime e per l’ennesima estate la piana di Gela, motore economico di almeno tre comuni, farà l’ennesimo passo in avanti verso la desertificazione.

di Stefano Blanco

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