TRE ANNI FA LA TRAGEDIA DEL MERCATINO CHE OGGI GRAZIE ALLE INDAGINI HA UN PRESUNTO RESPONSABILE

TRE ANNI FA LA TRAGEDIA DEL MERCATINO CHE OGGI GRAZIE ALLE INDAGINI HA UN PRESUNTO RESPONSABILE

Un esplosione ha cambiato per sempre la vita di chi rimase coinvolto nell’incidente. Era una normale mattinata estiva, il sole picchiava forte, tanti gelesi acquistavano cibo e vestiti. Quel giorno il destino decise di scagliarsi contro chi stava comprando della carne da Claudio catanese, ambulante conosciuto nell’ambito del mercatino e ben voluto da tutti, oggi iscritto nel registro degli indagati. Dal suo camioncino infatti partì l’esplosione che travolse chi si trovava nei paraggi. Prima il boato, poi il fuggi fuggi tra le fiamme che velocemente avvolsero i corpi dei feriti tra urla lancinanti e disperazione. L’ospedale preso d’assalto, l’elicottero in azione per i più gravi, i parenti in subbuglio. Nessuno probabilmente, a distanza di tre anni, ha dimenticato quelle scene. Un inferno, simile ad un set cinematografico, che purtroppo però era realtà. C’è chi può ancora raccontarlo e sono quei feriti che fortunatamente hanno resistito alle ustioni e c’è chi invece non può farlo più perché passato a miglior vita per colpa di un fato troppo crudele. In via Madonna del Rosario ci sono ancora i segni dell’esplosione. In assenza delle bancarelle si può provare a chiudere gli occhi e immaginare la sofferenza di chi rimase coinvolto nell’incidente. I parenti dei feriti e delle vittime non si sono mai arresi. Da tre anni chiedono giustizia. Nelle scorse settimane qualcosa si è mosso. La Procura di Gela ha chiesto il rinvio a giudizio dell’ambulante 48 enne di grotte, Claudio catanese. Quello stesso commerciante sempre con il sorriso in bocca e che sempre scherzava con i suoi clienti oggi è accusato di omicidio colposo aggravato, incendio e lesioni gravi. Secondo l’accusa l’incidente si verificò a causa della sua negligenza e imprudenza. Furono violate leggi e regolamenti. La bombola, che probabilmente innescò l’esplosione, pare fosse stata riempita abusivamente più del dovuto, pare dell’80%, con la complicità di una stazione di rifornimento di Canicattì, in spregio al divieto imposto per legge. Le indagini sono in corso e la completa ricostruzione dei fatti è al vaglio del Giudice dell’udienza preliminare. C’è un altro aspetto che i parenti delle vittime hanno sempre denunciato: l’assenza dei controlli. Com’è possibile che all’interno di un mercatino comunale un ambulante vendeva polli allo spiedo sfruttando una bombola riempita abusivamente più del dovuto. Domande a cui forse un giorno qualcuno darà risposte. Oggi resta solo il rammarico e l’amarezza. Due vite nel pieno della loro esistenza sono state spezzate gettando nello sconforto le famiglie e io gli ho promesso fin dal primo momento in cui li ho incontrati che da giornalista non avrei mai spento il faro su questa vicenda.

di Graziano Amato

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