IL 12 GIUGNO SI ANDRÀ ALLE URNE PER IL REFERENDUM MA I CITTADINI SANNO PER COSA ANDRANNO A VOTARE?

IL 12 GIUGNO SI ANDRÀ ALLE URNE PER IL REFERENDUM MA I CITTADINI SANNO PER COSA ANDRANNO A VOTARE?

Mentre in diversi comuni d’Italia impazzano le manovre dei candidati a sindaco in pochi sanno che il 12 Giugno si andrà alle urne non solo per le amministrative ma anche per un referendum che potrebbe smuovere i cardini di uno degli aspetti più importanti del nostro sistema democratico, la giustizia. Domenica 12 Giugno, dalle 7 alle 23 infatti, tutta Italia sarà chiamata a esprimersi su cinque diversi quesiti referendari, che chiedono di abrogare – cioè eliminare – altrettante leggi.  ma i cittadini sono a conoscenza di questo importante momento di democrazia? Il referendum sarà abrogativo ovvero votando si, i cittadini chiederanno di eliminare una determinata legge mentre votando no si esprimeranno a favore chiedendo che la legge rimanga invariata. Ma quali sono le leggi in questione e come sono state suddivise le schede elettorali? per questo referendum si è deciso di utilizzare il sistema delle schede colorate. Ovviamente, è possibile scegliere di votare anche per uno solo dei quesiti. Il primo quesito, da votare su scheda di colore rosso, riguarda l’incandidabilità dopo una condanna. In Italia, chi è condannato per alcuni gravi reati non può candidarsi alle elezioni, né assumere cariche pubbliche e, se è già stato eletto, decade automaticamente. I sostenitori del sì affermano che la legge penalizzi gli amministratori locali che vengono sospesi anche senza condanna definitiva esponendoli alla pubblica condanna anche nel caso in cui si rivelino innocenti i sostenitori del no sottolineano che se questa legge dovesse venire abolita i parlamentari, i sindaci e gli amministratori condannati per Mafia, corruzione o concussione potrebbero tornare a candidarsi e a ricoprire cariche pubbliche. Il secondo quesito, in scheda arancione, riguarda le limitazione delle misure cautelari: le misure cautelari sono provvedimenti – decisi da un Giudice – che limitano la libertà di una persona sotto indagine (quindi non ancora condannata). Alcuni esempi sono gli arresti domiciliari o il divieto di espatrio. Oggi, può essere applicata solo in tre casi: se c’è il pericolo che la persona fugga, che alteri le prove oppure che continui a ripetere il reato. Se vince il “sì”, viene eliminata la ripetizione del reato dalle motivazioni per disporre misure cautelari. Rimangono il pericolo di fuga e di alterazione delle prove. Chi è per il “sì” sostiene che oggi vi sia un abuso delle custodie cautelari e si mettano spesso in carcere persone non condannate, in violazione del principio della presunzione di innocenza. Chi è per il “no” sostiene, invece, che se dovesse cambiare la legge sarà molto difficile applicare misure cautelari a persone indagate per gravi reati, come corruzione, stalking, estorsioni, rapine e furti che potrebbero circolare indisturbate durante il periodo delle indagini. Gli ultimi tre quesiti, infine, riguardano per lo più i rapporti tra magistrati e giustizia. Con il terzo, in scheda colore gialla, si vuole eliminare la legge che impedisce ai magistrati di passare dal ruolo di pubblici ministeri, coloro che si occupano di svolgere indagini insieme alle forze dell’ordine a quello di giudici, coloro che emettono le sentenze. Il quarto, in scheda grigia, se dovesse essere approvato cambierebbe le regole per candidarsi al consiglio superiore della magistratura ovvero l’organo che supervisiona le indagini sui magistrati stessi. Infine, il quinto quesito in scheda verde, riguarda la valutazione delle azioni dei magistrati che ad oggi in Italia viene effettuata solamente da altri magistrati, se la legge dovesse venire abolita anche avvocati e professori universitari avrebbero il diritto di votare sull’operato dei magistrati. Si tratta di un referendum che copre un raggio molto ampio della nostra costituzione. A quanto pare forse proprio per la sua complessità molti cittadini non sono a conoscenza di cosa andranno a votare. In questo caso allora la domanda sorge spontanea: è normale che la stragrande maggioranza del popolo non sappia nulla di questo referendum oppure l’ignoranza è frutto di una pessima comunicazione governativa?.

di Stefano Blanco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.