L’INCHIESTA SULL’IPAB ARRIVA AL CULMINE DI UNA TORTUOSA VICENDA CHE SI TRASCINA DA DUE ANNI

L’INCHIESTA SULL’IPAB ARRIVA AL CULMINE DI UNA TORTUOSA VICENDA CHE SI TRASCINA DA DUE ANNI

Era il 9 Giugno quando alcuni congiunti degli ospiti dell’Ipab Aldisio manifestarono davanti la struttura di via Europa. In quell’occasione, come in tante altre, chiesero di ristabilire l’ordine all’interno della struttura che da qualche settimana era stata commissariata. Fu proprio il commissario Giuseppe Lucisano, nominato dalla regione, ad annullare le delibere del consiglio d’amministrazione dell’Ipab che avevano portato a cedere la casa di riposo nelle mani della società privata la fenice, dell’ingegnere renato mauro che ne gestì per circa un anno locali e servizi. Lucisano riscontrò delle consistenti anomalie negli atti, si accorse che  erano mancati i presupposti di legge e ordinò lo sgombero dei locali. Nelle settimane successive seguirono ispezioni da parte di Asp e Carabinieri. In quel periodo, probabilmente, partirono le indagini dell’inchiesta avarizia. L’arresto di don Giovanni Tandurella, ex presidente del consiglio dell’amministrazione della casa di cura pubblica e l’iscrizione nel registro degli indagati  dei consiglieri Salvatore Scerra e Sandra Bennici è solo l’epilogo di una vicenda che si trascina da praticamente due anni. Sono accusati, a vario titolo, di corruzione, falsità ideologica, circonvenzione di incapace, truffa, appropriazione indebita, truffa, circonvenzione di incapace. Fin dall’insediamento della società privata i congiunti degli ospiti della casa di riposo si accorsero che qualcosa non andava. Denunciarono, ad esempio, l’aumento delle rette di partecipazione a fronte di un servizio deludente. Il 6 Giugno, in aula consiliare, incontrarono per la prima volta il commissario Lucisano. Anche in quell’occasione chiesero disperatamente aiuto, a partire dal ripristino di quote più eque alle loro disponibilità. Le indagini dei Carabinieri, tutt’ora in corso, hanno consentito di ricostruire un sistema basato sulla corruzione e il favoreggiamento che avrebbe consentito a la fenice di gestire la casa di riposo ceduta da don Giovanni Tandurella in cambio di favori di vario genere, soprattutto di natura economica. Pare che il sacerdote abbia respinto le accuse mentre gli altri indagati saranno sentiti, dal Giudice delle indagini preliminari, in queste ore. Tra essi figurerebbe anche il notaio Andrea Bartoli che avrebbe favorito, secondo quanto riporta il quotidiano di Gela, il sacerdote ad impadronirsi dell’eredità di un’anziana signora che voleva donare circa 300mila euro all’Ipab Antonietta Aldisio, che rischiavano invece di finire nelle tasche del prete. La vicenda Ipab ebbe risvolti politici e occupazionali. Anche il sindaco dichiarò fin dal primo momento di voler garantire agli anziani ospiti il rispetto delle leggi, i loro diritti e la gestione pubblica della struttura. Anche il Tar di Palermo respinse il ricorso presentato dalla fenice  per opporsi all’annullamento dei contratti. I giudici confermarono anomalie nella cessione dei locali e dei servizi alla società privata e ritennero che gli atti amministrativi adottati da don Giovanni Tandurella violarono l’intera normativa sugli appalti dei servizi sociali e relativa alle locazioni. Respingendo il ricorso dunque il Tar giudicò corretto l’operato del commissario nominato dalla regione. Poco dopo la sentenza l’ingegnere mauro dichiarò che  sarebbero stati gli inquirenti a fare chiarezza sulla posizione della fenice. Invitò a non strumentalizzare una sentenza per farla oggetto di banali ripicche politiche. Sostenne che lui firmò gli atti in assenza del parere negativo dell’assessorato regionale alla famiglia che aveva richiesto precedentemente. Atto che sarebbe sarebbe spuntato solo il 24 settembre 2020 solo in sede di ricorso.  promise di fare chiarezza risalendo all’autore della bugia che lo aveva indotto a sottoscrivere i contratti nonostante il no della regione. Sostenne che la nota, se fosse stata tirata fuori prima, gli avrebbe consentito  di non sottoscrivere alcun contratto. Tutti elementi che sono probabilmente al vaglio della Procura. L’inchiesta ha scosso i palazzi della politica e della curia. Intanto i due consiglieri Salvatore Scerra e Sandra Bennici non si sono presentati all’ultima seduta consiliare. I Carabinieri nelle scorse ore avrebbero proseguito con perquisizioni nei locali comunali e non solo. Il Procuratore, in conferenza stampa, l’ha definita un’inchiesta importante e delicata. C’è di mezzo la cessione di una società pubblica ad una privata, la probabile corruzione che avrebbe fatto intascare al don Giovanni Tandurella favori e denaro. Gli è stato sequestrato un immobile, diversi Conti bancari. Avrebbe sfruttato il suo ruolo da prete per ottenere donazioni dagli anziani ospiti. In un articolo il quotidiano la Sicilia, ha descritto, citando alcune conversazioni  probabilmente emerse dall’indagine, don Giovanni Tandurella come un sacerdote impegnato anche in politica, ambiente in cui si sarebbe prodigato a chiedere favori, stringere alleanze, pretendere l’ottenimento delle sue richieste.

di Graziano Amato

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