Covid-19, la testimonianza di un infermiere nella lotta contro un nemico invisibili ai tempi del lockdown

Covid-19, la testimonianza di un infermiere nella lotta contro un nemico invisibili ai tempi del lockdown

Il 2020, un anno tragico per tutta l’umanità. La testimonianza di chi l’ha vissuto a distanza ravvicinata, l’infermiere Alessio Bizzini. Si può senza dubbio affermare che le vite di tutti noi siano cambiate da quando un super virus, il Covid-19, si è diffuso nel 2020 dalla Cina al mondo intero. Ci sono teorie su teorie ma sta di fatto che non si era mai visto un virus così violento e contagioso – se non dai tempi della Spagnola (1918).

Questo virus in particolare ha colpito soprattutto le persone più fragili, come anziani o persone con patologie pregresse, ed ha costretto l’OMS a costituire dei vaccini in brevissimo tempo, non trovando però per questo motivo il consenso di tutti i cittadini ma solo di una parte di essi. Oggi riportiamo la testimonianza di chi ha vissuto tutto a distanza ravvicinata: l’infermiere Alessio Bizzini.

Sig. Bizzini, cosa ha provato nel 2020, quando si è trovato all’improvviso a dover combattere assieme ai suoi colleghi una minaccia mai affrontata in precedenza?

Essendo un infermiere, ho vissuto la sofferenza degli anziani che sono rimasti da soli come se fossero abbandonati – ma mai abbandonati perché per quanto possibile c’eravamo noi – oltre al dolore dei parenti che non potevano più vedere i propri congiunti. È stato orribile. Chi avevano intorno eravamo soltanto noi, delle figure bianche senza un volto familiare, coperti da delle maschere e dei camici… e in fondo con la loro stessa paura.

Cosa temevate?
Inizialmente questa “protezione” per i sanitari, essendo arrivato l’evento in maniera totalmente improvvisa, non c’era. Quindi anche tra le figure di supporto ci sono stati moltissimi decessi.
Io più che altro avevo preoccupazione per le persone che mi aspettavano a casa e che avrei potuto contagiare: moglie, figli, parenti. Non avevo paura di prenderlo.

Dove ha vissuto l’evento e in che modo?
l’ho vissuto in Sicilia, zona che all’inizio non era stata colpita rispetto al nord Italia e quindi in un certo modo siamo stati un po’ più preparati, mentalmente. Mentre invece a livello di materiali avevamo pochissimo… mancavano le mascherine, i camici, c’era carenza di personale in turno e poca possibilità di stare accanto ad i contagiati e di parlare con loro. Io l’ho vissuta nel reparto di rianimazione, con persone quasi tutte intubate che arrivavano già con gli organi piuttosto compromessi – soprattutto i polmoni – e quindi in pochi ce l’hanno fatta. Inizialmente non si conoscevano ancora delle cure.

Ci parli delle sue conoscenze sul virus.
L’ipotesi è che probabilmente questo virus venga fuori da errore umano (e non come si diceva all’inizio, in natura, da serpenti o pipistrelli). È scoppiato in una zona della Cina, dove un errore ha fatto sì che questo super virus uscisse fuori dal laboratorio in cui lo stavano studiando, dando il via ad una pandemia e costringendo tutte le persone a vivere con distanze di sicurezza e con le mascherine, con l’impossibilità di raggiungere i parenti in altre città, con la difficoltà di gestire persone anziane di famiglia o con patologie gravi. Si sono aggiunte inoltre le difficoltà economiche per le persone, date dall’impossibilità di lavorare, con conseguente crisi economica in tutta Italia e non solo.

Noto che lei, per tutto il tempo, parla sempre di “persone”. Pensa più alle persone che a se stesso?
È il mio lavoro. Ho sempre avuto dentro questa voglia di aiutare gli altri, mi ha sempre reso felice. Questa situazione mi ha reso sofferente perché all’inizio mi veniva impossibile aiutare, facevamo il possibile ma alla fine il virus era più forte di noi. Era una situazione che mi creava frustrazione e rabbia, perché molte persone non credevano al reale pericolo che ci circondava. Per alcuni di loro c’è stato poco da fare: sono stati malissimo o sono deceduti.

Come sono cambiate le cose ad oggi, 2022?
Ad oggi la situazione sembra essere finalmente sotto controllo, stiamo anche per togliere le mascherine, perché con le sue varianti e grazie ai vaccini il virus si è indebolito: continua a colpire ma con molta meno violenza. La speranza è che non arrivino nuove varianti pericolose e che si impari a convivere con questo tipo di virus.

di Damiano Bizzini (Approfondimento giornalistico PCTO Liceo delle Scienze Umane Paritario “G. Gentile” di Caltagirone)

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