LA SFIDA DI ALICE E IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ: “PARLATENE CON FAMIGLIA ED ESPERTI”

LA SFIDA DI ALICE E IL DISTURBO BORDERLINE DI PERSONALITÀ: “PARLATENE CON FAMIGLIA ED ESPERTI”
Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di Rete Chiara

E’ la storia di una giovane donna combattente. Si chiama Alice, 23 anni a cui il disturbo borderline le è stato diagnosticata nel 2018, e ci ha raccontato la sua storia.

Il Disturbo borderline di personalità

Il disturbo Borderline di personalità, che colpisce per lo più soggetti di sesso femminile nella prima età adulta, ma tende a stabilizzarsi con il tempo. Presenta un complesso quadro clinico, caratterizzato da molti fattori come instabilità con i rapporti interpersonali, con l’alternarsi di estrema idealizzazione e estrema svalutazione dell’altro, la distorsione dell’immagine di sé, gli sforzi disperati per evitare l’abbandono, l’instabilità dell’umore, con particolare enfasi su sentimenti tali l’ansia, rabbia o l’auto-infliggersi vergogna, l’impulsività che causa comportamenti distruttivi per l’individuo (sessualità promiscua, abuso di sostanze, guida al alta velocità, autolesionismo e/o tendenze suicidarie. Sentimenti cronici di solitudine e vuoto esistenziale e personale. Sintomi dissociativi in risposta al forte stress.

Il racconto dell’esperienza di Alice

Alice ha una vita un po’ diversa dalle classiche adolescenti delle serie tv, inizia a notare qualcosa che non va da giovanissima, ci dice infatti che la diagnosi per lei non è stata affatto una sorpresa e, al contrario, afferma che: “Non è stato difficile per me capire di cosa si trattasse, già molto prima della diagnosi”. È stata seguita da molti psicoterapeuti senza, tuttavia, trovare mai la scarpetta che calzasse al suo piede, fino a cambiarli con uno psichiatra, che le prescrive dei farmaci stabilizzatori d’umore che dovrebbero aiutarla a lottare contro questo subdolo nemico, tuttavia non nota nessun miglioramento se non, addirittura, un peggioramento della situazione.

Quando ci sentiamo giù, cosa c’è di meglio di un caldo abbraccio della mamma o di un amico?

“Purtroppo quando si tratta di aprirsi con l’esterno non è sempre facile – ha detto Alice – ma ho avuto il coraggio di farlo e mettere al corrente coloro che mi circondano, sperando di non dover sopportare tutto da sola, ma è anche in questo caso che il borderline si insinua nel pensiero. Un giorno ti senti sostenuto da chi hai accanto – racconta- il giorno dopo senti la solitudine come unica compagna, ti rassegni al fatto che nessuno oltre te potrà mai capire cosa succede nella tua testa “.

Ad oggi Alice sostiene che l’intervento farmacologico e la terapia non l’hanno davvero aiutata e che se fossero mancati.

“Credo che tutto sarebbe rimasto esattamente così com’è – dice Alice – la mia diagnosi è stata semplicemente una conferma, non cambia quello che provo, né quello che penso, cambia semplicemente la mia credibilità agli occhi degli altri. Conclude – Essere seguita, purtroppo, non mi ha cambiato la vita”.

Avremo mai le conoscenze necessarie per poter analizzare approfonditamente l’intelletto umano in modo che anche solo una persona possa essere risparmiata da tutto questo tugurio?

di Serena Casemi (Approfondimento giornalistico PCTO Liceo delle Scienze Umane Paritario “G. Gentile” di Caltagirone)

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