I DISORDINI ALIMENTARI IN CRESCENTE SVILUPPO. MODELLI DI MAGREZZA VEICOLATI DAI MEDIA A 360 GRADI

I DISORDINI ALIMENTARI IN CRESCENTE SVILUPPO. MODELLI DI MAGREZZA VEICOLATI DAI MEDIA A 360 GRADI
Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di Rete Chiara

L’anoressia è un disturbo mentale particolarmente grave. Chi ne è colpito va incontro ad una volontaria marcata perdita di peso a causa della paura morbosa di ingrassare e di una visione distorta della propria immagine corporea. Le cause scatenanti: mix di fattori biologici, psicologici e ambientali. Principale fattore ambientale: l’esposizione mediatica al mito “magro uguale bello”

I disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, in particolare l’anoressia, sono un problema di sanità pubblica di crescente importanza e oggetto di attenzione sanitaria e sociale sul piano scientifico e mediatico per la loro diffusione, per l’esordio sempre più precoce tra le fasce più giovani della popolazione.

L’emergenza pandemica – come spiega Roberta Pacifici, responsabile del Centro Nazionale Dipendenze e doping dell’ISS – ha avuto effetti pesanti sulle persone che soffrono di tali disturbi amplificando la problematica. Consapevoli degli ulteriori disagi che tale emergenza sanitaria ha causato ai pazienti e ai loro familiari, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità hanno pubblicato la prima mappa completa dei servizi offerti dal Servizio sanitario nazionale per curare i disturbi del comportamento alimentare.

Il parlamento francese ha approvato alcune norme anti-anoressia. La stretta prevede che le modelle dovranno presentare un certificato medico nel quale mostrano che “il loro stato di salute, valutato soprattutto in riferimento all’indice di massa corporeo, è compatibile con l’esercizio della professione”.

Oltre al certificato medico, la legge obbliga le agenzie di dichiarare se nelle riviste e nelle pubblicità le foto sono state ritoccate. Chi non rispetterà la normativa rischierà fino a sei mesi di carcere e 75 mila euro di multa.

Oggi, attraverso l’intervista con la modella e influencer Beatrix,  scopriremo il lato oscuro di questa patologia.

Ciao Alice, ci puoi dire come è iniziato per te il periodo buio che ti ha portato all’anoressia?

Tutto è iniziato all’età di 14 anni, quando ho cominciato ad avere un brutto rapporto con il mio corpo, a non accettare i cambiamenti fisici tipici dell’età adolescenziale. Mi sentivo fortemente a disagio per via del mio sovrappeso e cercavo di evitare ogni relazione sociale che potesse essere per me causa di sofferenza per via delle critiche che dovevo subire. Ad un certo punto è scattato in me il desiderio irrefrenabile di voler dimagrire. Da lì ha preso avvio la mia discesa verso il baratro.

Perché non ti sei fatta seguire da un dietologo?

Perché non volevo essere giudicata neanche dal medico in quanto in un precedente incontro ero stata aspramente ripresa perché non ero riuscita a perdere il peso prefissato. Mi sono sentita incoraggiata dai primi esaltanti risultati e non sono più riuscita a fermarmi in quella folle corsa al dimagrimento.

La tua famiglia ha capito che c’era qualcosa che non andava?

Inizialmente mi hanno lasciato fare non trovandoci niente di male nel fatto che volessi perdere peso. Poi io mettevo in atto tutte le strategie per non farmi scoprire, tutte le scuse erano buone per non sedermi a tavola con la famiglia. Camuffavo bene anche con gli indumenti. Questo fino a quando un giorno sono svenuta a scuola e da lì tutto si è svelato.

Quando hai cominciato a capire che avevi un problema?

È passato circa un anno prima che io prendessi consapevolezza del mio problema. Nonostante la mia famiglia e i medici mi dicessero che avevo bisogno d’aiuto io non credevo di avere un problema e pensavo di avere tutto sotto controllo, desideravo solo arrivare ad un ipotetico peso-forma ideale che, però, non riuscivo mai a raggiungere in quanto avevo una idea distorta della mia immagine corporea: non mi vedevo come mi vedevano gli altri. Consideravo opprimente l’ingerenza degli altri nella mia vita.

Che percorso terapeutico hai intrapreso?

Fin quando tu non decidi che è arrivato il momento di chiedere aiuto nessuno può salvarti. Nulla può fare l’amore della tua famiglia e di coloro che ti vogliono bene. Solo l’intervento specializzato di un’equipe di professionisti competenti può aiutarti perché  l’anoressia è solo una manifestazione di un problema più profondo che va risolto per far sì che tu ne esca vittorioso. Grazie all’aiuto dell’equipe ho capito che il peso raggiunto non mi soddisfaceva mai perché non era in grado di compensare il profondo senso di inadeguatezza personale che provavo. Molto mi hanno fatto lavorare sull’autostima per rafforzarla e così, piano piano, con grande fatica, ne sono uscita, dopo due anni di terapia.

 

Quanto hanno influito i social e i media nell’intraprendere quel buio percorso?

Purtroppo, da ragazzina qual ero, sono rimasta imbrigliata nella rete di falsità che ti propongono sia i social che i media facendoti introiettare automaticamente quei modelli che loro hanno creato per i loro fini, poco importa se a farne le spese sono degli adolescenti deboli, privi delle categorie mentali atte al discernimento.

Che messaggio vuoi rivolgere alle ragazze che si trovano in questo stato di afflizione?

A loro dico di accettare l’aiuto proposto perché da questo inferno si può uscire ma più che a loro mi rivolgo alla famiglia affinché stia attenta anche ai più piccoli segnali  perché agire con tempestività può salvare la vita e rivolgo anche un appello alle case di moda, ai produttori televisivi, ai direttori di giornali, ai producer pubblicitari, agli influencer, ai gestori dei social media  affinché posano operare tenendo conto della grande responsabilità che il loro ruolo riveste nel proporre modelli ispiratori di perfezione corporea basata sull’eccessiva magrezza.

Ringrazio la nostra amica Beatrix che ha voluto, attraverso la rivelazione di spaccati della sua vita privata, dare forza e speranza a tante persone che stanno vivendo   un momento buio della loro vita e tutti i lettori che ci continuano a scegliere per il nostro impegno nel sociale.

 

di Miriana Saliniti (Approfondimento giornalistico PCTO Liceo delle Scienze Umane Paritario “G. Gentile” di Caltagirone)

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